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Auto usate

Auto usate: impennata dei prezzi

Le auto usate hanno subito un’impennata dei prezzi, ma invece di assistere a un calo delle vendite si è registrato un’innalzamento delle stesse.

Ma vediamo di capire meglio cosa è successo e perché tutto questo stravolgimento statistico.

Il fenomeno dell’impennata dei prezzi e delle vendite delle auto usate è coinciso con l’entrata in vigore della bella stagione del 2021.

Leggendo i dati di uno studio intrapreso dall’Osservatorio Autopromotec, si è passati dalla media delle 170 vetture usate ogni cento nuove immatricolazioni nel primo semestre del 2021, alla cifra di 244 vetture usate ogni 100 nuove. Questo è il dato registrato da Luglio a Settembre dello stesso anno.

Addirittura lo stesso osservatorio, a Novembre del 2020, aveva condotto la stessa analisi, con la quale stabiliva che il mercato dell’usato era in calo dello 0,8%.

In meno di un anno si è registrata una contro tendenza sorprendente, nonostante nel mercato delle auto usate si registrava un’impennata dei prezzi, che poteva far desistere gran parte degli utenti del settore automotive.

Le cause di questa impennata dei prezzi

Il sorprendente divario tra l’usato e il nuovo può dipendere da molteplici cause, ma quella che di sicuro ha inciso di più, è senza dubbio la carenza dei semiconduttori, con conseguente crisi dell’offerta per quanto riguarda il mercato delle auto di nuova produzione.

Il tutto dovuto soprattutto alla carenza, nel settore produttivo, dei microchip dipesa essenzialmente dalla riduzione drastica delle materie prime.

Questo calo nella produzione e quindi nella fornitura dei microchip alle aziende automobilistiche, ma non solo, è stata incisiva, al punto tale che alcuni importanti stabilimenti hanno dovuto mettere la parola fine alla loro esistenza pluriennale.

La conseguente diminuzione dell’offerta dei nuovi prodotti e dello slittamento delle consegne ha di fatto scoraggiato i consumatori che anche per questioni di necessità si sono orientati, causa forza maggiore, verso il mercato dell’usato.

Questo spostamento del mirino dei consumatori ha così determinato una certa tensione sui prezzi del parco auto usate, che nel frattempo è diminuito sempre di più.

La legge del mercato ha fatto il resto. Aumenta la richiesta, diminuisce l’offerta e ne risente il prezzo, che inevitabilmente oscilla e tende ad impennarsi.

A monte di questo stravolgimento, non può non esserci la crisi sanitaria prima, e il conflitto tra Russia e Ucraina dopo, che hanno impattato su tutti i rami produttivi e soprattutto sull’incertezza della popolazione.

Il morale della popolazione

Secondo me, la crisi sanitaria, dovuta alla pandemia mondiale e l’attuale stato di guerra, che incombe soprattutto a livello europeo, ci ha reso un tantino più pessimisti verso il futuro.

E cosa c’è di più deleterio di un futuro incerto?

Direi, “quasi nulla”.

Quindi questo ci porterebbe a pensare che le persone siano più attente alle spese familiari e che sia necessario stare fermi e attendere momenti migliori.

Ma nella testa delle persone, molto spesso, si verifica esattamente il contrario. Infatti, di fronte a un futuro dubbio si può essere più propensi a godere “ora” dei piaceri della vita e quindi rincorrere velocemente quel sogno che magari si posticipava proprio perché concentrati su principi più idonei a costruire il proprio futuro.

Ecco, quindi, che, invece di attendere la ripresa dei normali cicli produttivi e quindi del regolare mercato, ci si tuffa nel desiderio di possedere ad ogni costo. Possedere qualcosa, subito, ora, nell’immediato.

E visto che il mercato del nuovo è carente molti consumatori si sono orientati verso l’usato, anche se questo significa affrontare costi più elevati.

Carenza dell’usato

Tutte le dinamiche che ho descritto hanno portato ad una evoluzione totale nell’ambito del settore automotive, proprio riguardo alle vetture usate.

Ma cerchiamo di chiarire alcuni punti per meglio comprendere come si è arrivati a questo stravolgimento.

Negli anni che precedevano la pandemia e cioè quando i cicli produttivi erano regolari, il mondo delle vendite seguiva dei binari che nel corso degli anni si arano ben lubrificati. Tutte le concessionarie di casa madre acquistavano un certo numero di mezzi, solo sulla base di previsioni studiate a tavolino. Previsioni che sicuramente gli davano ragione.

Le consegne delle nuove auto venivano quasi sempre rispettate e quindi l’usato che veniva ritirato dai clienti, come permuta, andava ad alimentare il mercato gestito dalle innumerevoli, grandi o piccole, aziende che si occupano della vendita plurimarche delle vetture usate.

I numeri erano piuttosto importanti e davano modo a tutti i professionisti del settore, di disporre di un certo numero di autovetture usate e a prezzi in linea con il mercato.

Una volta iniziata la crisi del settore produttivo è iniziato anche il cambiamento delle regole del mercato.

Le concessionarie di casa madre hanno iniziato ad avere problemi sulla tempestività delle consegne, dovuta quindi alla scarsa disponibilità dei nuovi prodotti.

Purtroppo quando non si vende il nuovo non si può ritirare il vecchio e quindi la conseguenza è stata quella di una fetta di mercato che ha iniziato a vacillare in seno alle disponibilità.

La regola della domanda e dell’offerta

Tutto ciò ha coinciso con l’aumentare della richiesta, dovuta a tutti quegli utenti che hanno trovato la porta socchiusa delle concessionarie di casa madre.

Ovviamente questa nuova dinamica ha reso necessario, per le concessionarie del nuovo, trattenere per se i prodotti permutati e proiettarsi quindi verso la vendita dell’usato pena la chiusura del proprio esercizio commerciale.

Questo cambio di direzione è ovviamente pacifico e con un senso commerciale di tutto rispetto.

Purtroppo, come sempre accade, sono i piccoli a rimetterci.

Parlo di tutte quelle piccole imprese che per anni hanno pulito i piazzali delle grandi concessionarie e che oggi invece devono remare faticosamente nel mare della scarsità.

Molti infatti negli ultimi anni si sono visti costretti a chiudere o a cambiare tipologia di vendita.

Costretti a comprare i pochi pezzi rimasti sul mercato a prezzi eccessivi, si ritrovano spesso a dover vendere anche a parametro zero, puntando sui servizi da offrire al cliente.

Uno di questi servizi, e senza dubbio il più remunerativo, consiste nelle tipologie di finanziamento legate all’acquisto di beni mobili di consumo.

Facendo da intermediari nella gestione delle pratiche di finanziamento, si vedono riconosciute delle provvigioni che in qualche modo vanno a sopperire alla mancanza dei margini di guadagno legati alla vendita del prodotto stesso.

In poche parole, molti piccoli concessionari sono passati dal vendere auto al vendere soldi. A quanto pare, attualmente, sembra l’unica strada percorribile per poter rimanere in vita.

A testimonianza di questa ipotesi, ci sono le innumerevoli inserzioni di vendita, in cui ci si imbatte nella obbligatorietà di acquistare con finanziamento, pena la rinuncia al prodotto offerto.

Non ci resta che sperare di tornare presto ad una inversione di tendenza. Un augurio che ci dobbiamo fare tutti affinché si possa tornare presto ad un mercato lineare e piacevole.

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